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Cavalieri e cocaina

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Dalla cima dell'alto torrione della sua reggia sulla foresta a nord di Qohor, Paulus osservava la città e rimuginava. Quell'agglomerato confuso di costruzioni in pallidi mattoni paglierini era invaso da una massa pullulante di persone che si affannavano giorno per giorno per sopravvivere, combattendo ogni ora come se fosse l'ultima. Si diceva che Essos fosse il continente della libertà, ma si sbagliavano: esistevano regole a cui tutti ugualmente dovevano sottostare, però c'era sempre qualcuno più uguale degli altri.

Grazie alla moneta e alle minacce certe persone, che secondo la loro carica sarebbero dovute essere foriere di onore e giustizia, ottenevano privilegi che le elevava a semidei, capaci di determinare la vita o la morte con un solo schiocco di dita.

Paulus no, non era tra questi: anche lui aveva scelto la dura via del fuorilegge, ma non aveva cercato di nascondere nessuna controindicazione. I grandi oligarchi della città lo conoscevano come una malattia da eradicare, intimoriti dalla sua influenza sempre più crescente. Il popolo comune, al contrario, lo considerava un condottiero: Paulus forniva loro protezione e sostentamento, aveva costruito nuovi templi per il Capro Nero e portato loro cibo e beni di prima necessità.

Ma da dove proveniva il benessere di Paulus? Qohor era conosciuta come la città della magia, della magia oscura per la precisione. Sapienti alchimisti, attingendo a fonti millenarie di sapere, avevano distillato una polvere biancastra, chiamata "neve di Qohor", che donava ai cavalieri il coraggio per ingaggiare battaglia, alle prostitute l'inibizione del pudore e alla gente comune un attimo di respiro dagli affanni quotidiani.

Quello che non conoscevano erano le conseguenze: il male originale e puro risiedeva alla base della mistura, un male che non si può combattere e che prosciuga il corpo dell'anima che lo rende vivo, lasciando solo un guscio di pelle e ossa consumate. Ovviamente Paulus e gli alchimisti ben si riguardavano dal far girare queste voci.

Esportavano in tutto il mondo conosciuto tramite corrieri, mercenari e pirati, e la "neve" si poteva trovare da Lancia del Sole a Ultimo Rifugio. Aveva spedizioni che partivano per Pentos, Lannisport, Approdo del Re, Qarth, perfino per la lontana città di Assahi delle Ombre. I dothraki passavano tutti i giorni per le porte di Qohor, fermandosi appena fuori dalla città per caricare i loro galoppini con intere giare della preziosa polvere bianca. Il potere di Paulus trascendeva i confini temporali.

Ma a lui ancora non bastava, voleva di più: voleva il trono di Qohor. Era di umili origini, figlio di un basso funzionario statale e di una lavandaia, da sempre puntava in alto con il desiderio di elevare lo status della propria famiglia che lo corrodeva dentro. Creò un impero per la fabbricazione e la distribuzione della "neve" proprio per questo. Ora aveva il denaro, poteva cominciare a scalare i gradini della ripida torre della società.

L'altra parte del mondo

A Westeros, dopo anni di sanguinose guerre, fu ristabilita la pace: tutti i sette regni erano sotto la stessa corona, la situazione alla Barriera era sotto controllo, i rapporti commerciali con Essos andavano a gonfie vele, era stato perfino risanato l'enorme debito verso la Banca di Ferro di Braavos. La vita proseguiva con leggerezza: dopo tanto tempo non c'era più bisogno di aver paura del domani.

Ma con la leggerezza viene la noia, e con la noia vengono i vizi: la "neve" toccò anche i moli di pietra di Approdo del Re, strisciando viscidamente prima tra le guarnigioni della Fortezza Rossa, poi serpeggiando sempre più in alto, arrivando a lambire la nobiltà e gli alti funzionari.

Proprio così si scoprì l'esistenza della "neve": durante un'altra noiosa seduta del Concilio Ristretto, una di quelle nelle quali non c'è nulla da dire, improvvisamente il Maestro del Conio sbiancò e si accasciò sul pesante tavolo scuro. Il Gran Maestro, custode delle arti di guarigione, subito accorse al suo cospetto, ma era già troppo tardi: il lord giaceva già senza vita, con gli occhi iniettati di sangue e le pupille dilatate.

Fu avviata un'indagine ufficiale: si temeva l'avvelenamento. Il terrore di una nuova guerra civile serpeggiava lento e inarrestabile tra la nobiltà. Le varie casate cominciarono ad accusarsi a vicenda, camminando sull'orlo di un nuovo sanguinoso ciclo di regolazioni di conti. Intere delegazioni partirono da Approdo del Re, e quelle che non riuscirono a fuggire vennero trattenute con mezzi diplomatici, facendo di loro ostaggi e merce di scambio.

Nel mentre il Gran Maestro continuava le proprie indagini: passò intere settimane a studiare gli umori del cadavere del povero lord, ormai prossimo alla decomposizione. Conosciuto da tutti come super partes e uomo di smisurata conoscenza venne ascoltato e la ragione ebbe la meglio: il lord non era stato avvelenato.

La verità venne a galla, la "neve" fu scoperta ad Approdo del Re. Si apprese molto riguardo la sua diffusione e di come fosse penetrata prepotentemente a fondo nel tessuto della società. Ma il fatto che scosse di più le fondamenta del potere fu che la mortale sostanza era già ampiamente diffusa tra la gente comune: una volta assagiate le meraviglie che prometteva non se ne poteva più farne a meno, si preferiva la "neve" piuttosto del cibo. Le persone ne assumevano quantità sempre più alte, finché non crollavano sulla nuda terra e spiravani lì, circondati dall'indifferenza di tutti.

Subito vennero prese misure drastiche: la sostanza venne dichiarata illegale in tutti i sette regni e vennero stipulati accordi e trattati con le città libere per arginare il costante flusso. A livello locale invece i consumatori vennero perseguitati, coloro che vendevano ricercati come piattole e condannati, spesso con la morte.

Nei tempi immediatamente successivi ci furono segni di miglioramento, almeno fino a quando Paulus prese le sue misure: portò i suoi alchimisti nella foresta e si costruì il suo castello, protetto da feroci mercenari. Mise in piedi una rete di emissari che grazie al denaro o alle percosse spianavano la strada alla sua merce, arrivando comunque nei magazzini in cui era vietata.

Prove di forza

Anche per il re tutto questo era troppo: poteva sopportare molte cose, ma quella di essere beffato così facilmente da un contadino di umile origini era troppo. Pianificò una vera e propria guerra, un esercito di persone che avevano perso troppo a causa di Paulus, determinate a prendersi la loro agognata vendetta. Li chiamò "La Compagnia del Sole", un'armata pronta a distruggere le nuvole livide che volevano oscurare la pace nei sette regni.

Viaggiarono per nave e per terra, e dopo settimane di marcia forzata arrivarono alle porte di Qohor. L'accoglienza non fu delle più calorose: arrivarono tiepidi saluti dal governatore e dai sacerdoti del Capro Nero, visti alla stregua di re in quella città. Perfino il re venne trattato come un comune soldato: il suo titolo, temuto e riverito a Westeros, perdeva totalmente forza nell'immensità del Mare Dothraki. Vennero fatti accampare appena fuori dalle mura, al ridosso dei quartieri popolari e delle latrine.

Ma erano arrivati, l'eccitazione era palpabile camminando tra le tende giallastre nell'accampamento. Gran parte degli occupanti erano soldati addestrati, molti dei quali veterani delle passate guerre: ridevano, scherzavano o se la spassavano con l'immancabile seguito di ogni esercito, ma avevano sempre la mano pronta ad impugnare l'elsa. A loro bastava solo un comando.

NdA: la sto tirando troppo lunga, quindi ho deciso di spezzare il raccondo in più parti, così anche da approfondire meglio certi aspetti. E per fortuna che doveva essere una cosa veloce e poco seria.

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