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Lo stupore della Chiave

Cos'è stato TEDxCastelfrancoVeneto, cronaca di mesi di lavoro

Tendenzialmente non sono una persona che si prodiga troppo per il sociale: me ne resto sul mio, socializzando quanto basta per non passare da agorafobico, pantofolaio dalla nascita, ormai professionista. Però certe volte conosci delle persone che hanno quel pizzico in più, una specie di dono, che ovunque vadano tu li seguiresti, sia in cima all'Everest che sulla Treviso-Mare la settimana di ferragosto. Hanno carisma ed un entusiasmo esplosivo, ma la cosa migliore è che forse non se ne rendono neanche conto, e se se ne rendono conto non lo sfruttano a loro vantaggio: si mettono a disposizione degli altri, siano essi gli amici, i familiari, i colleghi o il proprio paese.

Io personalmente ho riconosciuto questa figura in Andrea Vial, amico ormai dai tempi delle scuole superiori e che già in passato mi aveva contagiato con passioni che tuttora continuo a portare avanti. Mi ha chiesto di collaborare alla seconda edizione di TEDx, anche se il primo anno l'avevo saltata a pié pari, forse per pigrizia, quindi avevo di che redimermi.

Ho deciso perciò di far scoppiare la confortevole bolla di sicurezza che mi ero creato in quel di Bassano e mettere in discussione le mie idee su un campo che non conosco (organizzare un evento del genere) con persone che avevano già l'esperienza sulle spalle (la maggior parte almeno), accettare i loro consigli e cercare di lasciare una traccia che sarebbe stata ricordata negli anni.

Ma cos'è questo TedX? L'hai organizzato tu?

Allora, prima cosa molto importante: non è TedX, né TEDX, né Ted-x. L'unico modo per scriverlo correttamente è TEDx, fatevene una ragione. Sì, sto guardando voi, giornalisti. Il sopracitato Vial ha letteralmente minacciato di farci inginocchiare sui ceci se l'avessimo scritto in modo sbagliato, quindi in qualche modo devo fare anch'io la mia parte.

Seconda cosa, faccio fatica ad organizzarmi la cena da solo, figuriamoci un evento del genere. No, c'era sotto un team con le palle cubiche. La mia parte nel progetto era piuttosto marginale: ne ho curato il sito Web (guarda caso), ma non per questo la mia voce valeva meno di quella di qualcun altro.

Fui presentato al team la prima volta in febbraio: altri cari miei amici ne facevano già parte, altre persone le conoscevo appena, altre ancora non le avevo mai viste. Il team era un potpourri di competenze: c'erano esperti di economia e finanza, ingegneri di vario genere, programmatori, grafici. Un caleidoscopico gruppo di persone che lavoravano assieme per organizzare un evento appartenente ad un format conosciuto in scala mondiale, ma non conosciuto in centri urbani più piccoli.

Ero più che entusiasta; la bolla non era scoppiata, era letteralmente deflagrata, senza neanche lasciare l'alone di sapone attorno dove era appoggiata. Ogni due settimane pianificavamo una riunione a Castelfranco Veneto; spesso e volentieri ho dovuto correre dopo il lavoro per arrivare in orario, quando tornavo l'ora segnava ben oltre la mezzanotte ed ero fisicamente sfatto, ma già non vedevo l'ora che arrivasse la prossima volta.

Ogni serata era una fucina di idee: i problemi venivano affrontati di petto e sviscerati velocemente, nonostante la gioventù del gruppo. La vera difficoltà non fu ingegnarsi per cercare di rendere un evento visto come quasi elitario appetibile per tutti, ma fu scremare le idee che venivano proposte, perché ne arrivavano a decine ogni volta, e sarebbe stato materialmente impossibile realizzarle tutte.

Fast forward

E i mesi sono diventati settimane, e le settimane sono diventate ore: sembrava impossibile, finalmente il tanto agognato 14 ottobre era arrivato, ed era l'ora di cogliere i frutti del nostro lavoro. Non ci sarebbe stata una seconda possibilità, non esiste un CTRL-Z per questo evento. Get rich or die tryin'.

La giornata è cominciata all'alba, per alcuni intrepidi direttamente la mattina prima. Sono arrivato alle 20.00 del giorno prima a Vicenza, ho dormito lì e alle 8.00 sono partito per Castelfranco. Una volta arrivato subito Trebaseleghe, caffè, camicia e giacca e poi di nuovo Castelfranco, non c'era un minuto da perdere.

Sono arrivato in teatro ed entrato nel "centro di comando", uno stanzino da dove venivano coordinati tutti i volontari: l'atmosfera era di fuoco e la tensione palpabile. Erano circa le 10.00 del mattino e Andrea e Riccardo avevano già accumulato qualche ora di chiamate. I telefoni erano roventi e non c'era un minuto di pausa. Mi consegnarono il kit del piccolo volontario, ossia il badge e la maglietta, una 2XL presa appositamente per i ciccioni come me. Passai una decina di minuti a sbottonare la camicia che tanto accuratamente avevo indossato prima (maledette camicie, sarete la mia rovina) e misi la t-shirt d'ordinanza. Il badge poi, quella è stata la figata: c'era il mio nome e la mia faccia sopra! Voi scherzate, però mi sentivo veramente un figo, lo ostentavo con orgoglio ingiustificato.

Il mio compito era occuparmi dello streaming dal teatro verso Villa Barbarella e il mondo. Presi contatto con il service delle riprese, luci e audio e mi accordai con i ragazzi sulle modalità. Una rapida prova ed il mio compito era concluso. Mi accomodai quindi in prima fila in teatro per spoilerarmi le prove dei talk che sarebbero stati poi ascoltati dal grande pubblico nel pomeriggio.

Dopo soltanto pochi minuti arrivarono pugni emozionali da sopra il palco: fui travolto dalla semplicità con cui riuscivano a spiegare argomenti sui quali l'uomo filosofeggia ormai da secoli senza trarne una soluzione. Anche senza quell'empatia forte che si crea tra il pubblico, una certa commozione era palpabile nell'aria. La professionalità della nostra coach degli speaker Francesca è di una rara bellezza: semplicemente variando una gestualità, oppure modificando leggermente la postura riusciva ad accentuare ancor di più il messaggio trasmesso.

Dovetti uscire, non mi sarei mai perdonato il rovinarmi la sorpresa. Mi presi del tempo per visitare Vision Garden, la fiera dell'innovazione congiunta al TEDx. La grande tensostruttura ospita un potpourri di quanto c'è di meglio dell'innovazione nella castellana e oltre. C'erano auto da corsa elettriche, robot industriali che facevano il caffè, un laboratorio nel quale progettare nuove molecole e stampanti 3D all'ultimo grido.

Si sono particolarmente distinti tra tutti lo stand della storica azienda padovana Safilo, che ha presentato SafiloX, un occhiale che rileva (tra le altre cose) le onde cerebrali per trasformarle in dati fruibili, e Sintesi, che esponeva una macchina completa per allenarsi a livello professionale, completa di tracking ed elaborazione dei dati.

Ciak, azione!

Intanto le ore passarono e arrivarono le fatidiche 14.30, e ovviamente non si comincia puntuali, altrimenti la tensione è troppo poca no?

Dopo una buona mezz'ora partì ufficialmente il TEDx Castelfranco Veneto 2017, il buon Andrea presentò il presentatore (paradossale vero?) tale Nicolas Ballario, un critico d'arte che aveva partecipato l'anno prima come speaker. Ben presto si rivelò un mix esplosivo di cultura e simpatia, con un pizzico di satira politica per dare quel po' di pepe che al pubblico piace, in poche parole un presentatore che ha portato del valore aggiunto consistente a tutto l'evento.

Saluti di rito da parte dell'amministrazione comunale e degli sponsor, poi si parte con la prima performance: la pianista del Conservatorio di Castelfranco Veneto ha riempito la stupenda sala del teatro con note a volte leggere e sognanti, a volte impetuose come tempesta. Ai magnifici virtuosismi seguì un lungo applauso dal pubblico già accalorato, pronto per accogliere il nostro cavallo di battaglia: gli speaker.

Non mi dilungherò molto su questo argomento perché presto potrete voi di persona ascoltarli uno ad uno su YouTube, ma sappiate solo che si parlò veramente di tutto, dalla probabilità che cada una roccia dallo spazio sulla Terra al quanto siamo felici.

La prima tranche di speaker andò liscia come l'olio, seguì la pausa per prendere una boccata d'aria, un po' di rinfresco e poi via con la seconda parte.

Ad accogliere il pubblico rientrato dall'intermezzo c'era Eva, che con il suo spettacolo di tessuti aerei ha fatto spalancare la bocca al pubblico. Volteggi a cinque metri d'altezza in un mix di forza fisica e leggiadria hanno lasciato il pubblico in visibilio.

Anche la seconda parte si è svolta senza intoppi: gli speaker sono stati fantastici e il pubblico sveglio e reattivo. Particolare nota di merito va a Daniele Cassioli, nostro ultimo speaker: è un fisioterapista ed atleta plurimedagliato a livello mondiale, con una particolarita: è cieco dalla nascita.

Il suo intervento parlava della fiducia, una dote alla quale lui deve fare totale affidamento per vivere nella giungla moderna. Un mix di autoironia (la sua battuta di punta era "io mi fido ciecamente") e momenti toccanti hanno composto la colonna vertebrale di tutti i dieci minuti di palco. Il pubblico era rapito dalle sue parole, interrompendolo più volte per coprirlo di applausi. Quando concluse il suo discorso il pubblico era commosso e lo omaggiò con un lunghissimo applauso ed una standing ovation da brividi. Ma forse ancora più commossi noi del team, orgogliosi di aver portato al pubblico una cosa così profonda e pura.

End of the line

Uno ad uno fummo presentati e chiamati sul palco da Andrea per riscuotere la meritata dose di applausi. Facemmo le foto di rito con il team e gli speaker mentre il pubblico cominciava ad uscire dalla sala.

Avevamo finito, eravamo riusciti ad arrivare alla fine. Mesi e mesi di duro lavoro, pianificazione e problemi e solo in quel momento avevamo raccolto i frutti. Però erano i frutti più buoni di sempre. La consapevolezza di aver fatto emozionare quasi duecento persone che quel giorno erano dentro il teatro mi riempiva, e sono questi i momenti, come diceva poche ore prima il nostro speaker Sergio Marcellin, che ci rendono veramente felici.

Ma forse una delle sensazioni più assurde che ho provato è che solo alla fine mi sono reso conto che gli speaker, quelle persone che parlavano sopra al palco, sono persone assolutamente comuni: ognuno di noi sarebbe potuto diventare come loro. Un pensiero che carica e sprona a dare ben oltre il massimo per arrivare al proprio obiettivo. Da grande anch'io voglio essere come loro.

Ma in fin dei conti questa è l'essenza del TED, ideas worth spreading, idee che meritano di essere diffuse. Grazie mille a tutti, ci vediamo l'anno prossimo.